Makeitalia partecipa al Convegno Assemblea Ucima del 29 Giugno

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Il 29 Giugno 2022 Makeitalia sarà ospite del Convegno Assemblea Ucima – Unione costruttori italiani macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio.

Il Convegno, dal titolo “L’impresa oggi: strategie flessibili per futuri possibili”, sarà un’occasione per approfondire l’ambito della Supply Chain, nei diversi aspetti.

In occasione dell’evento, Makeitalia presenterà un’anteprima dell’indagine condotta sull’area acquisti, in collaborazione con Ucima. L’indagine, sottoposta alle aziende iscritte all’Associazione, ha avuto l’obiettivo di approfondire, appunto, alcuni aspetti dell’area acquisti delle aziende coinvolte: fatturato d’acquisto, strutturazione dell’area di ciascuna, centralizzazione dell’ufficio acquisti, numero addetti, attività e altri aspetti.

Durante il Convegno, Marcello Carretta – Partner di Makeitalia – e Matteo Montecchi – R&D Manager dell’azienda – saranno i relatori dello speech “Il Supply Chain Management nel settore. Contesto e highlights dell’Indagine 2022 sull’Area Acquisti”.

Si presenterà, appunto, un’anteprima dei risultati dell’indagine condotta, che verranno poi mostrati più in dettaglio in un evento che si terrà dopo l’estate.

 

Ai prossimi aggiornamenti.

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Temporary Management e Outsourcing: affrontare la Great Resignation

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La pandemia e i suoi effetti hanno cambiato radicalmente le regole del gioco nel mondo del lavoro, tanto da dare origine al fenomeno della cosiddetta Great Resignation.

Uno degli ambiti più critici in questo senso è il Supply Chain Management, ovvero la gestione della Supply Chain (catena di fornitura).

Vi presentiamo oggi due strumenti efficaci per affrontare il problema: il Temporary Management e l’Outsourcing.

 

Great Resignation”: di cosa si tratta e le risposte nel Supply Chain Management

Il termine è stato coniato per rappresentare l’ondata eccezionale di dimissioni volontarie cui si è assistito negli ultimi due anni e di cui ancora non si vede la fine.

Alcuni numeri che inquadrano il fenomeno:

  • McKinsey stima che il 40% dei lavoratori a livello mondiale sia intenzionato a cambiare lavoro nei prossimi 4-6 mesi;
  • sempre secondo McKinsey, il 64% dei datori di lavoro si aspetta che il problema continui o peggiori nei prossimi sei mesi;
  • guardando all’Italia, secondo i dati di AIDP (l’Associazione Italiana Direzione Personale), le dimissioni volontarie fra i giovani toccano il 60% delle aziende del nostro Paese.

Si tratta del sintomo più evidente di un mutamento strutturale nel rapporto tra lavoratore e azienda, che è trasversale ai vari settori e che sta colpendo in modo generalizzato le principali economie mondiali.

Gli effetti di questo fenomeno in azienda si palesano con la mancanza, più o meno improvvisa, di personale. Quando le dimissiono arrivano dalla stessa area (e magari in rapida successione), c’è un elevato rischio di paralisi delle attività.

Tornando all’ambito del Supply Chain Management: il momento storico, infatti, è particolarmente complesso a causa di una concomitanza di crisi su vari fronti, come ad esempio lo shortage di componentistica, le difficoltà del trasporto via mare e le tensioni sui prezzi di svariate commodity (anche a causa del conflitto russo – ucraino).

Se ad un contesto così critico si aggiunge la mancanza di personale per gestire i processi legati alle Supply Chain, ecco che si creano i presupposti per minare la continuità aziendale.

Come rispondere agli effetti della Great Resignation in un’area così delicata? Temporary Management e Outsourcing possono rappresentare due soluzioni efficaci per gestire il problema, rispettivamente nel breve e nel medio/lungo termine.

Temporary Management: un supporto professionale in caso di emergenza

Se l’uscita di personale genera normalmente “buchi” organizzativi che possono durare anche diversi mesi, nell’ambito del Supply Chain Management il problema purtroppo si amplifica.

Si tratta, infatti, di funzioni aziendali con processi complessi ed interconnessi: per governarli servono elevata professionalità ed esperienza, fattori che rendono particolarmente lungo il periodo tra l’uscita di una persona e l’ingresso di una nuova risorsa.

Il Temporary Management risponde precisamente a questa esigenza: fornire tempestivamente professionisti del ruolo, con l’esperienza necessaria in quello che sarà un incarico temporaneo. I ruoli coperti vanno da quelli più operativi (planner, expediter, buyer, per citarne alcuni) a quelli di responsabilità e management, fino agli incarichi dirigenziali. I cosiddetti “Temporary Manager”.

Cosa rende il Temporary Management così funzionale come strumento di emergenza? Di seguito alcuni aspetti:

  • Tempestività. Uno dei vantaggi più tangibili è la rapidità con la quale il professionista è disponibile. La risorsa entra in azienda anche nel giro di pochi giorni ed è subito operativa;
  • Professionalità. Il Temporary è un professionista nel suo ruolo, perché conosce i processi e gli strumenti ed ha l’esperienza necessaria per calarsi, in breve tempo, nella realtà aziendale e cominciare a performare;
  • Flessibilità. La disponibilità della risorsa è flessibile. Può essere coinvolta con un impegno pieno o parzializzato, a seconda delle necessità dell’azienda;
  • Temporalità. Ultimo ma non meno importante è il fattore tempo. Il Temporary Management è per sua natura un supporto a scadenza, con la possibilità di gestirne in modo flessibile la conclusione, ad esempio per garantire un handover ottimale. Questo aspetto rende interessante una gestione Temporary di ruoli legati a progetti, come ad esempio quello di project buyer.

 

Outsourcing: delegare a specialisti le attività non core

Una volta risolta la contingenza di breve termine, può valere la pena di valutare attentamente il proprio perimetro di attività, per capire se tutto ciò che viene gestito sia effettivamente core per l’area. Spesso, infatti, sono presenti processi o “fette” di attività che hanno la spiacevole caratteristica di essere poco centrali rispetto al perimetro dell’area, ma di assorbire una quantità significativa di risorse.

È su questi ambiti “non core” che può intervenire in modo efficace l’outsourcing: se gestire in prima persona determinati processi o segmenti che non sono centrali per l’azienda porta ad un elevato utilizzo delle proprie risorse, perché non affidarli a professionisti che ne fanno il loro core business?

Naturalmente la scelta degli ambiti da esternalizzare è cruciale per beneficiare appieno dei vantaggi dell’outsourcing: serve identificare le aree in cui l’azienda è poco efficiente e che è costretta a trascurare per la mancanza di risorse da dedicare (o che richiedono competenze verticali e strumenti non presenti).

Alcuni esempi di Outsourcing nella Supply Chain:

  • Gestione di trasporti (acquisto e organizzazione);
  • Cost Engineering;
  • Acquisto e gestione magazzino di articoli di classe C (es. materiali ausiliari, indiretti, etc.);
  • Pianificazione codici di acquisto.

Un outsourcing ben progettato porta diversi vantaggi all’azienda che lo implementa. Scopriamo quali:

  • Recupero di risorse sul core. Il primo risultato tangibile è la possibilità di concentrare le risorse su tutto ciò che è core per l’azienda, dove possono dare più valore aggiunto;
  • Attività non core gestite come core. Parallelamente, anche ciò che non è core per l’azienda viene gestito in maniera precisa e puntuale. Nei fatti è il core business per l’outsourcer, che ha tutto l’interesse a portare efficienza su quel perimetro;
  • Variabilizzazione dei costi. Ultimo ma non meno importante è il beneficio di una variabilizzazione dei costi legati al perimetro esternalizzato, seguendone quindi l’effettivo volume di lavoro.

 

 

La risposta all’attuale periodo di grande incertezza, specialmente nell’ambito della Supply Chain, passa attraverso la conoscenza di strumenti efficaci ed affidabili da attivare in risposta alle criticità che di volta in volta si presentano.

Temporary Managing ed Outsourcing rappresentano in quest’ottica due preziose leve a disposizione dei manager per superare le difficoltà contingenti e riappropriarsi di tempo e risorse da dedicare alle attività chiave della propria area.

Makeitalia: il tuo partner per affrontare la “Great Resignation

In Makeitalia ci occupiamo, sin dal 2008, di Supply Chain Management, supportando i nostri clienti nella gestione e ottimizzazione della catena di fornitura in diversi aspetti, quali acquisti, logistica, pianificazione e qualità.

Tra i nostri servizi, appunto, affianchiamo le aziende anche attraverso il Temporary Management e l’Outsourcing. Il nostro obiettivo costante è quello di migliorare le performance dei nostri clienti, supportandoli nella gestione dei diversi aspetti della Supply Chain.

Se hai necessità di approfondimenti per eventuali esigenze aziendali, contattaci senza impegno attraverso la pagina dedicata del nostro sito web, presente al seguente link Contatti.

Saremo lieti di ascoltare le tue esigenze, di scambiare due chiacchiere con te e di presentarti le nostre soluzioni.

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SCM nel settore del beauty: il caso Pinalli

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Makeitalia è su Logistica Management, nello speciale Fashion e Beauty.

Supply Chain Management nel settore del beauty: abbiamo presentato un progetto svolto per un nostro cliente, 𝐏𝐢𝐧𝐚𝐥𝐥𝐢 𝐒𝐫𝐥, volto all’analisi dei flussi logistici e all’efficientamento dei processi di magazzino.

Un ringraziamento a Editrice Temi per l’approfondimento pubblicato sulla rivista!

Leggi l’articolo cliccando qui.

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Cost Engineering: 3 criticità comuni nella sua implementazione

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Il controllo dei costi di acquisto è da sempre una priorità per le imprese; un’attività fondamentale del Supply Chain Management. Uno tra gli strumenti più potenti a disposizione delle imprese in questo senso è il Cost Engineering, che tuttavia ancora oggi molte aziende faticano a implementare.

Vediamo quali sono le principali criticità e alcune possibili soluzioni per una corretta implementazione di questo strumento così importante e, relativamente, poco diffuso.

Cost Engineering: cos’è?

Il Cost Engineering viene chiamato anche Cost Breakdown, proprio per la sua caratteristica di prendere un oggetto e “spaccarne” il relativo valore in alcune voci caratteristiche:

  • costo del materiale;
  • costo dei processi di trasformazione;
  • costi di overhead.

L’analisi di breakdown così ottenuta consente di avere una valutazione dei costi effettivi necessari per la produzione del bene e, di conseguenza, di poter stimare il livello di marginalità effettiva del suo fornitore.

L’implementazione di questo processo porta benefici trasversali a due principali aree di riferimento, spesso poco dialoganti tra di loro:

  • gli acquisti, che possono utilizzare i risultati dell’analisi per valutare la marginalità dei fornitori e avviare trattative per la riduzione dei costi, oltre ad acquisire consapevolezza della struttura di costo, sia dei fornitori che dei beni da essi acquistati;
  • l’area tecnica, che beneficia dei dati per migliorare le proprie stime di costo in fase di progettazione, rendendo più semplice lo scouting di fornitori in target rispetto ai costi ipotizzati in sede di progetto.

I benefici della strutturazione di un processo di Cost Engineering sono quindi rilevanti.

Approfondiamo ora le 3 principali criticità che un’azienda può trovarsi ad affrontare nella sua implementazione.

 

Prima criticità del Cost Engineering: un processo “Know-how Intensive

La prima criticità legata al Cost Engineering è il suo essere un processo che richiede intrinsecamente un alto livello di competenza su due fronti: quello tecnico e quello dei costi.

Da un lato, infatti, fare un’analisi di breakdown richiede una significativa conoscenza del prodotto che si analizza e delle tecniche necessarie per produrlo. Vi è la necessità di stimarne un ciclo produttivo (con le relative tecnologie) e di saperne valutare i tempi di lavorazione. Questo è spesso un primo ostacolo importante per quelle aziende che non hanno al loro interno questo genere di competenze.

Non va tuttavia sottovalutato un secondo aspetto: anche la corretta valutazione dei costi (del materiale, ad esempio, o dei processi di trasformazione in termini di €/ora) richiede competenze specifiche. Frequentemente ci si affida, infatti, a valori ritenuti “di mercato”, presi da fonti generiche o basati sull’esperienza di chi effettua l’analisi, commettendo importanti errori ed approssimazioni che possono portare a risultati incoerenti.

 

Seconda criticità: la necessità di un metodo condiviso per il Cost Engineering

Un secondo punto spesso critico anche per le aziende che già fanno Cost Engineering è relativo alla definizione del metodo di analisi e di calcolo.

Esso, infatti, dovrebbe essere:

  • condiviso fra tutti gli attori aziendali coinvolti, per favorire una semplice interpretazione dei risultati;
  • flessibile, per potersi adattare a supply chain con caratteristiche anche molto diverse tra di loro;
  • rigoroso negli step di calcolo, per essere solidi nelle discussioni con i fornitori.

Quello del metodo è un aspetto chiave per quanto riguarda la comparabilità delle analisi svolte e, soprattutto, per la continuità del processo di costificazione.

Non è purtroppo infrequente il caso di imprese che si affidano completamente all’esperienza dei propri analisti, senza cercare una strutturazione del processo di analisi. Questa scelta comporta importanti rischi, quali:

  • la perdita del know-how accumulato nel tempo, nel caso in cui un analista lasci l’azienda;
  • la non confrontabilità fra le analisi di analisti diversi, che usano metodi e strumenti differenti;
  • la mancata opportunità di mettere a fattor comune i dati e l’esperienza accumulata nel tempo.

Un metodo chiaro e condiviso, all’opposto, genera l’opportunità di digitalizzare il processo, favorendo la condivisione e la strutturazione dei dati, unificando il processo di calcolo e semplificando il lavoro dell’analista.

 

Terza criticità nell’introduzione del Cost Engineering: un cambio culturale

Da ultimo, l’aspetto più importante di tutti: introdurre nelle aziende le logiche di Cost Breadkown richiede un forte cambiamento culturale, specialmente all’interno delle organizzazioni degli Acquisti.

L’implementazione di questo tipo di processi, infatti, necessita di una maturazione da parte del buyer, che deve saper “reinventare” l’approccio alla discussione con i propri fornitori: da uno prettamente negoziale a uno tecnico, basato su elementi oggettivi.

Questo importante step evolutivo nella crescita del buyer deve necessariamente essere affiancato da una crescita di competenze, necessarie per poter preparare trattative complesse, fact-based e con un forte contenuto tecnico. Si tratta di un’evoluzione non scontata, che richiede una certa predisposizione da parte del personale coinvolto, il quale deve avere il tempo necessario per questa transizione.

 

Sono, quindi, diversi gli ostacoli sulla strada di un’azienda che vuole implementare un processo di Cost Engineering; i risultati ottenuti una volta a regime, tuttavia, ripagano di gran lunga gli sforzi fatti.

Come fare, dunque, a superare queste criticità e beneficiare dei risultati che il Cost Engineering può apportare? La regola chiave è non improvvisare, ma costruire, passo dopo passo, competenze e metodi con il supporto di chi padroneggia la materia e può impostare il processo su solide fondamenta.

Cost Breakdown

 

Makeitalia: un partner per l’implementazione del Cost Engineering

Makeitalia, azienda che da oltre 13 anni ha il suo core business nella Supply Chain e nella gestione della catena di fornitura, può essere il tuo partner ideale per l’implementazione del Cost Engineering.

Abbiamo supportato, al fianco dei nostri clienti, diverse aziende in progetti di Cost Breakdown, sia nella fase di Assessment, sia nella fase esecutiva, raggiungendo assieme i risultati prefissati e concretizzando le idee.

Mettiamo, inoltre, a disposizione delle aziende, un corso di formazione dedicato, appunto, all’analisi di Cost Breakdown, con l’obiettivo di approfondire questa metodologia analitica che consente di comprendere, nel dettaglio, la struttura di costo di un determinato componente o prodotto e di individuare il corretto prezzo di mercato.

 

Se hai necessità di approfondire la tematica per esigenze aziendali e/o formative, contattaci senza impegno attraverso la pagina dedicata del nostro sito web, presente al seguente link Contatti.

Saremo lieti di ascoltare le tue esigenze, di scambiare due chiacchiere con te e di presentarti le nostre diverse soluzioni.

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Workshop Online Pianificazione dei materiali

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PIANIFICAZIONE DEI MATERIALI

Un approccio innovativo per ridurre lo stock

giovedì 12/05/2022 – dalle ore 17:00 alle ore 17:45

CONCLUSO

Makeitalia Supply Chain Academy ha organizzato un incontro online per approfondire le attività di gestione e manutenzione dei parametri di pianificazione dei materiali, con l’obiettivo di ridurre lo stock.

(partecipazione gratuita, ma a posti limitati)

Di cosa abbiamo parlato?

Ottimizzare l’attività di pianificazione dei materiali è uno step necessario nella Supply Chain: una corretta ottimizzazione, infatti, comporta la riduzione delle giacenze di magazzino e un aumento del livello di servizio/riduzione mancanti.

In particolare nel workshop sono stati approfonditi, attraverso degli esempi concreti, i parametri di pianificazione e il loro impatto sui valori di magazzino.

Durante il workshop è stato presentato, inoltre, un approccio innovativo per affrontare il problema.

 

Al termine della presentazione è stato previsto uno spazio dedicato alla discussione e alle domande.

Per qualsiasi informazione o approfondimento, anche sulle prossime edizioni dei nostri workshop, potete contattarci al seguente indirizzo mail: supplychainacademy@makeitalia.com

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Makeitalia al Politecnico di Milano

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L’evento di Makeitalia, Supply Chain Challenge – Italian League 21-22,  ha fatto tappa al Politecnico di Milano nella giornata di giovedì 7 Aprile, coinvolgendo gli studenti del Corso Supplier Relationship Management , della Professoressa Antonella Moretto.

La Supply Chain Challenge è il primo Campionato Italiano di Supply Chain, ideato da Makeitalia e riservato agli studenti dei Corsi di Laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale.

Francesca Gabelli, studentessa coinvolta nella fase di qualificazioni del 7 Aprile, ha commentato “The game is very challenging, because not only you need to face some issues that are true also in the real work, but you have to compare yourself with your other classmates and so you can see how your performance and your choices work with respect to the other teams”.

Un ringraziamento speciale agli studenti che hanno partecipato alla sfida e alla Professoressa Antonella Moretto.

Il team del Politecnico di Milano che si è aggiudicato il primo posto si sfiderà, durante le Finals 21-22 di Settembre, con i team vincenti di altre Università Italiane coinvolte nel Campionato!

Supply Chain Challenge…stay tuned per scoprire i prossimi aggiornamenti!

 

Instagram: @supplychainchallenge

Pagina Linkedin di Makeitalia

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Makeitalia al Politecnico di Torino

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Nella giornata di mercoledì 6 Aprile 2022 si è tenuta la quarta tappa della Supply Chain Challenge – Italian League 21-22 di Makeitalia, il Campionato Italiano di Supply Chain riservato agli studenti dei Corsi di Laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale.

L’evento ha fatto tappa al Politecnico di Torino, coinvolgendo gli studenti del Corso Supply Chain Management, del Professore Carlo Rafele.

Ho trovato il game molto interessante, soprattutto perchè ho potuto applicare le logiche teoriche studiate e capito che non tutto è scontato, poichè non esiste un’unica strategia, la quale va invece riformulata sulla base degli andamenti e della propria gestione”, ha aggiunto Stefano Neirotti, uno degli studenti coinvolti nella fase di qualificazioni del 6 Aprile. 

La partita ha decretato i vincitori del Politecnico di Torino. Il team che si è aggiudicato il primo posto si sfiderà, in una fase finale, con i team vincenti di altri Atenei Italiani coinvolti nel Campionato!

Un ringraziamento speciale agli studenti che hanno partecipato alla sfida e al Professore Carlo Rafele.

Supply Chain Challenge…rimani connesso per scoprire le prossime tappe!

 

Instagram: @supplychainchallenge

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Workshop Online Riduzione valori di magazzino

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RIDUZIONE VALORI DI MAGAZZINO

Qual è il valore obiettivo di riduzione del magazzino aziendale?

giovedì 31/03/2022 – dalle ore 17:00 alle ore 17:45

CONCLUSO

Makeitalia Supply Chain Academy ha organizzato un incontro online per approfondire le attività di riduzione e calcolo del valore di magazzino.

(partecipazione gratuita, ma a posti limitati)

Di cosa abbiamo parlato?

Nella Supply Chain la valutazione e il calcolo del valore di magazzino sono attività indispensabili: nella pianificazione degli aspetti logistici aziendali è, infatti, fondamentale considerare il calcolo delle giacenze e delle rimanenze. I dati risultanti da queste analisi saranno utili per la pianificazione degli interventi e l’ottimizzazione delle attività, con conseguente eliminazione degli sprechi.

 

Ne abbiamo parlato assieme, per capire in che modo possano essere applicati nel contesto della tua azienda.

Al termine della presentazione è stato previsto uno spazio dedicato alla discussione e alle domande.

Per qualsiasi informazione o approfondimento, anche sulle prossime edizioni dei nostri workshop, potete contattarci al seguente indirizzo mail: supplychainacademy@makeitalia.com

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Supply Chain Challenge di Makeitalia: ricomincia il periodo di qualifiche

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Sta per ricominciare il periodo di qualifiche della Supply Chain Challenge – Italian League 21-22 di Makeitalia!

La Supply Chain Challenge è un evento che nasce da un’idea di Makeitalia.

È il primo campionato nazionale in ambito Supply Chain che coinvolge i maggiori Atenei Italiani, in particolare i Corsi di Laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale, e che si tiene durante l’intero anno accademico in corso.

L’evento ha la volontà di far emergere i migliori talenti, coloro che un domani si occuperanno di Supply Chain, attraverso una Challenge innovativa.

Il primo periodo di qualifiche si è tenuto nei mesi di Novembre/Dicembre 2021 e ha coinvolto i seguenti Atenei:

  • Università La Sapienza di Roma;
  • Università della Calabria – Cosenza;
  • Università degli Studi di Bergamo (corso 1).

Il secondo periodo di qualifiche, previsto da Aprile a Maggio 2022, vedrà coinvolti, invece, i seguenti Atenei:

  • Politecnico di Milano;
  • Politecnico di Torino;
  • Università degli Studi di Parma;
  • Università degli Studi di Trento;
  • Università degli Studi di Napoli Parthenope;
  • Università degli Studi di Siena;
  • Università degli Studi di Bergamo (corso 2).

Stay tuned per scoprire gli aggiornamenti relativi alla prima partita in programma!

Instagram: @supplychainchallenge

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Makeitalia: previste 100 nuove assunzioni nel prossimo triennio

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Fare News di Confindustria Emilia – “Makeitalia: previste 100 nuove assunzioni nel prossimo triennio”

Makeitalia, società di consulenza fondata nel 2008, è l’unica azienda italiana che ha individuato il proprio core business nella gestione della Supply Chain: la catena di fornitura, elemento vitale per qualunque azienda manifatturiera, ma non solo.

Makeitalia si propone da sempre come partner per i propri clienti e si contraddistingue per la forte connotazione pragmatica dei propri progetti. Le aree d’azione sono: Acquisti, Pianificazione, Logistica e Qualità.
“Nei prossimi anni l’azienda prevede un’espansione importante del proprio Business. Molte aziende ci stanno contattando per ripensare interamente la propria catena di fornitura.

In questi ultimi due anni diversi fattori stanno mettendo in discussione le certezze di chi si occupa dei temi inerenti la fornitura: la pandemia prima e la guerra nell’est dell’Europa più di re-cente stanno causando delle discontinuità mai viste (repentina limitazione dell’accesso a certi mercati, esplosione dei costi delle materie prime, bottleneck logistici, carenza di alcuni materiali e componenti, sono solo esempi) che, a loro volta, stanno portando ad una vera rivoluzione copernicana in questo settore…

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